Far satira sugli “speculatori” passi, vaneggiare sui risparmi no
“Si legge che il voto greco ‘non basta ai mercati’ e ci si ingegna di capire che cosa basti, ai mercati: la consegna immediata di tutte le ragazze vergini? (…) Ma poi, soprattutto: chi diavolo sono, questi misteriosi ‘mercati’?”. L’ironia di Michele Serra su Repubblica di ieri potrà piacere, non piacere o apparire un po’ incoerente (considerato che Serra era uno di quelli che nel novembre scorso ironizzava sul “golpe delle banche” quando il governo Berlusconi vacillava, salvo poi minimizzare la risalita dello spread sotto il governo Monti).
18 AGO 20

“Si legge che il voto greco ‘non basta ai mercati’ e ci si ingegna di capire che cosa basti, ai mercati: la consegna immediata di tutte le ragazze vergini? (…) Ma poi, soprattutto: chi diavolo sono, questi misteriosi ‘mercati’?”. L’ironia di Michele Serra su Repubblica di ieri potrà piacere, non piacere o apparire un po’ incoerente (considerato che Serra era uno di quelli che nel novembre scorso ironizzava sul “golpe delle banche” quando il governo Berlusconi vacillava, salvo poi minimizzare la risalita dello spread sotto il governo Monti). Quel che è certo è che la rubrica “L’amaca”, questa volta, è un bel po’ infondata.
Chi dipinge “i mercati” come degli “untori”, famelici e spietati speculatori che non attendono altro che far saltare il banco del debito pubblico, dimentica per esempio che nel caso italiano più della metà dei titoli di stato in circolazione è nelle mani di risparmiatori italiani. Altro che “misteriosi mercati”. Certo, ieri Serra quando parlava di “entità metafisica” si riferiva ai “mercati europei” alle prese con la Grecia, ma la sostanza non cambia. I mercati, in breve, non sono altro che i quattrini dei popoli. Grandi capitali, ma anche soldi messi da parte da tante famiglie che si affidano a gruppi più strutturati per investire e minimizzare il rischio di perdere tutto, soldi investiti da lavoratori (soprattutto statunitensi, ma sempre più anche europei) che accantonano risparmi per poi pagarsi una pensione. Qualche stima l’ha fornita tempo fa McKinsey: i fondi pensione avrebbero in gestione nel mondo qualcosa come 25 mila miliardi di dollari, i fondi comuni 18 mila miliardi e le assicurazioni 16 mila miliardi. Insomma si tratta di quattrini del popolo, gestiti da persone più o meno oculate, più o meno informate, e che fuggono dalle situazioni che ritengono rischiose. Crede forse Serra che l’economia greca si riprenderà presto, che il clientelismo e il corporativismo che hanno portato all’immobilismo quel sistema economico scompaiano come semplice risultato di una tornata elettorale? Possibile che lo creda, e soprattutto libero di farlo. Ci scommeterebbe però la sua pensione? Difficile. E allora perché prendersela con gli ormai celebri “bond vigilantes”? Sono questi ultimi, con i loro timori, a chiedere rendimenti sempre maggiori in cambio degli acquisti di bond europei. Sono loro a far salire lo spread. I “bond vigilantes” invece di investire in azioni (solitamente più volatili) scelgono appunto i titoli di stato, con interessi minori e a più lunga scadenza. “I bond – per citare il quotidiano inglese progressista Guardian – sono roba da vedove, da orfani, da persone conservatrici da un punto di vista finanziario”.
Epperò secondo Serra questi “mercati” non hanno volto. Falso anche questo. Leggendo i dati dell’associazione Epfr Global, per esempio, si scopre che oggi nel mondo si preferisce investire nei fondi obbligazionari americani piuttosto che in quelli europei, e che a loro volta i fondi obbligazionari Usa si concentrano soprattutto su titoli di stato americani e tedeschi a lunga scadenza. Difficile obiettare sulla razionalità complessiva di queste mosse, considerato lo stato comatoso delle economie dell’Europa continentale. A Serra non basta, vuole sapere anche i nomi? Eccoli: i principali fondi obbligazionari del pianeta si chiamano BlackRock e Pimco, poi ci sono le grandi banche con i loro fondi comuni (Barclays, Hsbc, etc.), infine i più minuti hedge fund. Che esista anche una speculazione mirata a ottenere solo guadagni nel breve termine, a discapito di tutto e tutti, è difficile negarlo. Sparare sul messaggero (i mercati), anche solo per satira, perché non ci piace il messaggio che porta (abbiamo sistemi politici ed economici inefficienti), è un altro paio di maniche.